Lo smartwatch è ormai diventato uno strumento fondamentale per ogni podista appassionato. Il suo utilizzo, tuttavia, va ben oltre la semplice registrazione dei dati relativi all’attività sportiva. Grazie alle funzionalità di monitoraggio della condizione fisica, rese possibili anche dalla presenza di sensori ottici per la rilevazione della frequenza cardiaca a contatto con il polso, i moderni smartwatch si sono trasformati in veri e propri compagni di vita quotidiana, capaci di raccogliere informazioni sullo stato di forma durante l’intera giornata, ben oltre i confini dell’allenamento o della gara.
All’interno delle recensioni pubblicate sulle pagine di The Running Club, abbiamo più volte approfondito le funzionalità avanzate offerte dagli smartwatch per monitorare la condizione atletica, stimare i tempi di recupero dopo ogni allenamento e valutare l’impatto del carico di lavoro settimanale sullo stato di forma. I modelli più recenti disponibili sul mercato integrano strumenti di analisi sempre più evoluti, che si sono rivelati particolarmente utili per gestire al meglio una delle componenti fondamentali della preparazione: il recupero tra le diverse sedute di allenamento.
Non tutti gli utenti, però, sono interessati a queste funzionalità avanzate. Molti runner si accontentano di utilizzare lo smartwatch per registrare i dati essenziali della propria attività: tempo, distanza percorsa, frequenza cardiaca e tracciato GPS. Anche in questo ambito, tuttavia, l’evoluzione tecnologica ha permesso di compiere notevoli passi avanti, migliorando sensibilmente le prestazioni e l’affidabilità delle funzioni di base rispetto a quelle offerte dai dispositivi di qualche anno fa.
Mi capita spesso di ascoltare le conversazioni tra podisti, durante gli allenamenti o in occasione delle gare. Non è raro incontrare runner che indossano smartwatch acquistati diversi anni fa e ne difendono con convinzione le qualità, sostenendo che “funzionano ancora benissimo” e che sostituirli con un modello più recente sarebbe soltanto uno spreco di denaro.
Forte dell’esperienza maturata negli ultimi 15 anni, durante i quali ho avuto modo di provare, per professione e passione personale, gran parte degli smartwatch dedicati alla corsa, comprendo le ragioni di chi la pensa così, ma non mi trovo d’accordo. Se è vero che, a prima vista, questi dispositivi possono sembrare cambiati poco dal punto di vista estetico, è altrettanto vero che, sotto la superficie, l’evoluzione tecnologica è stata significativa, trasformando in modo sostanziale le prestazioni e le capacità dei modelli più recenti.
Da queste considerazioni nasce l’idea di questo articolo, che si propone di mettere in evidenza le differenze tra uno smartwatch diventato particolarmente popolare tra i runner, il Garmin Forerunner 245 Music, e il più recente Garmin Forerunner 170 Music, entrambi prodotti dall’azienda americana. Il confronto prende in esame la versione Music, ma le considerazioni relative alle funzionalità sportive valgono anche per la variante priva del supporto alla riproduzione musicale. Il Forerunner 245 Music ha debuttato sul mercato nell’aprile 2019, con un prezzo ufficiale di lancio di 349,99 euro. La stessa cifra è stata richiesta per il Forerunner 170 Music, arrivato sul mercato nel maggio 2026.

Sensore cardiaco ottico: il cuore al polso
I sensori cardiaci ottici sono presenti negli smartwatch ormai da diversi anni, ma la loro affidabilità dipende anche da come viene indossato il dispositivo. Una vestibilità non corretta può infatti compromettere la rilevazione della frequenza cardiaca, generando valori imprecisi o irregolari. Per ottenere misurazioni il più possibile attendibili, è importante che il sensore sul retro dell’orologio aderisca correttamente alla pelle del polso. Il cinturino deve essere sufficientemente stretto da impedire movimenti indesiderati durante l’attività fisica, senza risultare eccessivamente costrittivo. È inoltre consigliabile posizionare l’orologio poco sopra l’osso del polso, evitando che la cassa vi poggi direttamente: un accorgimento semplice, ma importante per migliorare la qualità delle rilevazioni.
Garmin Forerunner 170 e Forerunner 245 utilizzano due sensori Garmin Elevate di generazioni diverse e per questo motivo è interessante verificare eventuali discrepanze nelle rilevazioni, cosa che ho fatto indossandoli contemporaneamente, uno per ciascun braccio, nelle mie sessioni di allenamento.



Dai tre confronti emerge un comportamento complessivamente simile tra i due smartwatch. Il Forerunner 245 presenta alcune oscillazioni più marcate, sia verso l’alto sia verso il basso, in determinati punti della rilevazione rispetto al Forerunner 170. Nel complesso, tuttavia, le differenze sono meno evidenti di quanto i sette anni che separano il debutto sul mercato dei due dispositivi potrebbero far supporre.
È comunque possibile rilevare un vantaggio a favore del Forerunner 170, il cui sensore ottico Garmin Elevate di generazione più recente restituisce un andamento complessivamente più stabile. Un miglioramento che, pur senza stravolgere i risultati, rappresenta un elemento positivo nell’evoluzione tecnologica dei sensori cardiaci integrati negli smartwatch dedicati alla corsa.
Altimetro barometrico: averlo o meno fa la differenza
Forerunner 170 integra al proprio interno un altimetro barometrico, accessorio che è ormai integrato nella stragrande maggioranza degli smartwatch moderni. Nei modelli di alcuni anni fa, come in Forerunner 245, questo sensore non era invece presente, venendo riservato alle sole proposte di fascia più alta.
L’altimetro barometrico consente di rilevare le variazioni di quota durante la corsa, fornendo informazioni sull’altimetria del percorso in tempo reale. A differenza dei sistemi che si basano esclusivamente sui dati GPS o sulle mappe topografiche, questa tecnologia misura le variazioni della pressione atmosferica per stimare l’altitudine, permettendo di seguire con maggiore immediatezza i cambiamenti di dislivello affrontati durante l’attività.
In assenza di un altimetro barometrico, la ricostruzione dell’altimetria può invece essere affidata alla successiva elaborazione della traccia registrata, attraverso piattaforme come Garmin Connect, Strava o altre applicazioni dedicate, che utilizzano anche i dati delle mappe topografiche per correggere e integrare le informazioni raccolte.
L’altimetro barometrico viene utilizzato anche per calcolare il numero di piani saliti nel corso della giornata, una metrica che, insieme al conteggio dei passi, contribuisce a stimare il livello di attività fisica quotidiana. Tale dato di sintesi non può quindi essere fornito in assenza di un altimetro barometrico.



È proprio questa differenza tecnologica a spiegare le evidenti discrepanze tra i tracciati altimetrici registrati dal Forerunner 170 e dal Forerunner 245. Il primo rileva le variazioni di quota attraverso l’altimetro barometrico integrato, mentre il secondo, non disponendo di questo sensore, si affida ai dati altimetrici ricavati dalle mappe cartografiche di terze parti in fase di elaborazione dell’attività. Come mostrano i confronti, questo secondo approccio può restituire risultati poco precisi, con oscillazioni anche significative su distanze relativamente brevi. La presenza dell’altimetro barometrico rappresenta quindi un vantaggio concreto per chi desidera monitorare con maggiore accuratezza i dislivelli affrontati durante la corsa, soprattutto sui percorsi collinari o caratterizzati da frequenti variazioni di quota.
I dati cartografici possono quindi determinare differenze significative nel dislivello complessivo registrato al termine di un allenamento. Le misurazioni dell’altimetro barometrico risultano invece generalmente più aderenti all’effettivo profilo altimetrico del percorso, consentendo di ottenere una stima più attendibile del dislivello affrontato e, di conseguenza, dell’intensità dello sforzo sostenuto.
Tracciato GPS: tante differenze
La terza metrica presa in esame nel confronto tra smartwatch di generazioni differenti riguarda la qualità della traccia GPS registrata dai due dispositivi. È proprio in questo ambito che sono emerse le differenze più significative, come si può osservare nei tracciati riportati qui sotto: la linea gialla corrisponde alla registrazione del Garmin Forerunner 245, mentre quella blu rappresenta il percorso rilevato dal Forerunner 170.



Da questi primi 3 grafici è evidente come il comportamento del sensore GPS dei due smartwatch Garmin sia molto diverso: pur avendo selezionato la misurazione ogni secondo, quindi la più precisa, si nota come la traccia GPS di Forerunner 245 si discosti in modo marcato da quella di Forerunner 170 e dalla strada effettivamente percorsa.

Nel grafico è evidenziata un’area in cui il percorso di corsa si sviluppa accanto a una galleria, lungo una pista ciclabile che attraversa uno spazio stretto tra il lago e la montagna. In questo tratto, la traccia del Forerunner 170 presenta alcune deviazioni rispetto al percorso effettivamente seguito, mentre quella del Forerunner 245 risulta decisamente imprecisa, discostandosi in modo evidente dalla traiettoria reale.
Queste anomalie nella registrazione GPS si ripercuotono inevitabilmente sulla qualità dei dati raccolti, compromettendo non soltanto la misurazione della distanza complessiva, ma anche il calcolo del passo al chilometro e la ricostruzione dell’altimetria.

L’ultimo grafico mostra una sessione di corsa lungo una strada fiancheggiata da edifici di tre piani. Anche in questo caso, il Forerunner 170 registra una traccia sostanzialmente allineata alla strada percorsa, mentre quella del Forerunner 245 presenta deviazioni e oscillazioni considerevoli, che compromettono l’attendibilità complessiva delle rilevazioni.
In conclusione: l’evoluzione tecnologica c’è e si vede
Al termine di questo confronto tra smartwatch di generazioni differenti, ma appartenenti a una fascia di prezzo simile, emerge un risultato piuttosto chiaro: le misurazioni effettuate con il più recente Garmin Forerunner 170 sono sensibilmente più precise rispetto a quelle registrate dal Forerunner 245. A separare il debutto commerciale dei due dispositivi sono sette anni di evoluzione tecnologica: il Forerunner 245 è arrivato sul mercato nell’aprile 2019, mentre il Forerunner 170 ha fatto il suo esordio nel maggio 2026.
Le differenze meno marcate riguardano complessivamente le rilevazioni della frequenza cardiaca tramite sensore ottico. Questo risultato, tuttavia, potrebbe essere influenzato anche dalle caratteristiche della pelle e dal corretto posizionamento dello smartwatch sul polso. Nel mio caso, infatti, non è generalmente difficile ottenere misurazioni attendibili con la maggior parte dei sensori cardiaci ottici attualmente disponibili sul mercato.

L’assenza di un altimetro barometrico nel Forerunner 245 comporta che le informazioni sulle quote altimetriche dei percorsi vengano ricavate dalle mappe topografiche. Questi dati possono presentare imprecisioni anche significative e, soprattutto, non consentono di monitorare le variazioni di quota in tempo reale durante l’attività, ma soltanto di ottenere una ricostruzione altimetrica al termine dell’allenamento. Con il Forerunner 170, così come con qualsiasi altro smartwatch moderno dotato di altimetro barometrico, la situazione cambia sensibilmente.
A chiudere il confronto è la traccia GPS, l’ambito in cui sono emerse le differenze più significative tra i due dispositivi. È proprio osservando la precisione del posizionamento satellitare che si apprezza maggiormente l’evoluzione tecnologica maturata nei sette anni che separano i due modelli. Anche in assenza di ostacoli naturali o di edifici particolarmente alti, infatti, la traccia registrata dallo smartwatch più datato presenta un numero sensibilmente maggiore di imprecisioni rispetto a quella del modello più recente.

Tutte queste considerazioni non tengono conto delle altre differenze tra i due dispositivi, a partire dalla qualità dello schermo e dalla tecnologia utilizzata per il display, fino ad arrivare all’interfaccia utente e alle metriche disponibili per l’analisi dell’attività sportiva. Nel corso degli ultimi anni, i pannelli AMOLED si sono progressivamente diffusi in tutte le categorie di smartwatch dei principali produttori, mentre le funzionalità dedicate al monitoraggio della condizione fisica sono diventate sempre più sofisticate, trovando spazio anche in modelli appartenenti a fasce di prezzo accessibili.
Acquistare un nuovo smartwatch per sostituire un modello di qualche anno prima, ancora perfettamente funzionante, può sembrare a prima vista una spesa superflua. L’evoluzione tecnologica che ha caratterizzato questi dispositivi negli ultimi anni offre, tuttavia, motivazioni concrete per valutare un aggiornamento.
Per uno sportivo appassionato, lo smartwatch è un accessorio che accompagna la quotidianità, spesso indossato dalla mattina alla sera per sfruttare tutte le funzionalità di monitoraggio e le analisi avanzate della condizione fisica. Proprio per questo, indipendentemente dal modello scelto, l’acquisto di un nuovo dispositivo dovrebbe essere il risultato di una valutazione consapevole, non di una scelta impulsiva dettata dalla moda. Piuttosto, andrebbe considerato un investimento in uno strumento che utilizziamo ogni giorno e che può contribuire a migliorare la gestione dei nostri allenamenti e del recupero.

