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La preparazione per una mezza maratona può diventare il punto di partenza per affrontare nuove distanze senza ricominciare da zero. Chi vuole passare alla 10 km può sfruttare la resistenza costruita sui 21 km, recuperare dopo la gara e lavorare su velocità, soglia e ritmo specifico. Chi guarda invece alla maratona deve ampliare progressivamente la base aerobica, aumentando volume, lunghi e capacità di gestire alimentazione e fatica.

Sveglia alle 4:30, 250 chilometri in macchina e una giornata in pista per provare un allenamento con Simeon Birnbaum, uno dei giovani più interessanti del mezzofondo americano. A Montebelluna ho avuto l’opportunità di osservare da vicino una seduta di un atleta da 3’31” sui 1500 metri e di replicarne la struttura, naturalmente adattando i ritmi al mio livello.

Strava ha compiuto un passo decisivo nel mondo del running acquisendo Runna, una delle piattaforme di allenamento più apprezzate per i suoi programmi personalizzati basati sull’intelligenza artificiale. L’operazione punta a colmare una delle lacune storiche di Strava: l’assenza di piani di allenamento strutturati e realmente integrati.

La mobilità articolare è una componente spesso trascurata nella preparazione del runner, ma può influenzare in modo decisivo tecnica di corsa, economia del gesto e prevenzione degli infortuni. In questo articolo, il preparatore atletico Davide Carbone spiega perché mobilità, stretching e flessibilità non sono la stessa cosa e quali articolazioni meritano maggiore attenzione, a partire da anche, colonna toracica e caviglie.

Nella corsa il concetto di “trasformazione” è spesso dato per scontato: si lavora in salita e poi si cerca subito la velocità in piano per trasferire lo stimolo. Ma è davvero la scelta migliore? Le salite restano uno degli strumenti più efficaci per sviluppare forza, economia di corsa ed efficienza del gesto, senza la necessità di raggiungere velocità elevate.

Allenare la corsa non significa soltanto accumulare chilometri. Esistono strategie mentali che permettono di mantenere e migliorare il gesto atletico anche nei periodi di stop, come infortuni o pause programmate. Tra queste, Action Observation e Motor Imagery rappresentano strumenti sempre più utilizzati anche nello sport d’élite.

Per diventare più veloci in maratona non serve correre sempre forte. È quanto emerge da un importante studio internazionale pubblicato su Sports Medicine, che ha analizzato oltre 151 mila maratone completate da più di 119 mila runner. I ricercatori hanno scoperto che i maratoneti più performanti accumulano un volume di allenamento molto superiore rispetto ai runner più lenti, ma lo fanno soprattutto correndo a bassa intensità.