Per anni abbiamo passato ore nei negozi specializzati di running, provando modelli diversi, correndo su tapis roulant, ascoltando pareri contrastanti su appoggio, pronazione e drop. Ora tutto questo potrebbe diventare improvvisamente superfluo. Secondo recenti studi, infatti, starebbe per arrivare il primo test del DNA pensato per consigliare la scarpa da corsa ideale per ogni singolo runner, basato su un semplice campione di saliva.
Niente più dubbi davanti allo scaffale o lunghe ricerche sul web: basta un tampone, qualche secondo di attesa e il responso genetico promette di indicare il modello “perfetto” per ogni runner.
Gli studi: dalla biomeccanica alla genetica
L’idea nasce dall’incontro tra scienza sportiva e genetica applicata. Se fino a oggi la scelta della scarpa si basava su parametri osservabili come peso, chilometraggio settimanale e stile di corsa, il nuovo approccio promette di andare molto più in profondità. Secondo i ricercatori della prestigiosa Massachusetts Central University che hanno implementato questa nuova metodologia, il nostro DNA conterrebbe informazioni utili sulla struttura muscolare, sulla risposta ai carichi ripetuti e persino sulla capacità di adattamento ai diversi tipi di intersuola.
Tradotto in termini pratici: il materiale della scarpa, la sua rigidità e il livello di ammortizzazione non sarebbero più frutto di sensazioni soggettive, ma di una lettura scientifica del nostro patrimonio genetico.
Come funziona davvero il test
Il procedimento, almeno sulla carta, è semplice. Il runner fornisce un campione di saliva tramite un tampone monouso direttamente in negozio o a casa – come ai tempi del Covid, per intenderci -. Il campione viene analizzato da un laboratorio specializzato che incrocia i dati genetici con un database sviluppato insieme ai brand di calzature sportive. Nel giro di pochi giorni, il risultato arriva sotto forma di profilo personalizzato: non la categoria di scarpa consigliata, ma uno o due modelli specifici, con tanto di spiegazione tecnica.
I ricercatori hanno però precisato che il test genetico non eliminerebbe del tutto l’esperienza e le sensazioni che le calzature sono in grado di regalare ad ogni runner. La corsa resta uno sport fatto anche di percezioni, comfort e preferenze personali. Il DNA servirebbe piuttosto a restringere drasticamente il campo, evitando errori grossolani e acquisti sbagliati, andando a contrastare la piaga del second-hand market. In pratica, niente più super scarpe troppo performanti solo “perché le usano i pro”, o modelli ultra-ammortizzati scelti solo per moda o estetica. Il test indicherebbe ciò che il corpo è teoricamente più predisposto a tollerare nel lungo periodo, aiutando anche a combattere i sempre più diffusi infortuni dovuti all’utilizzo di modelli non tollerati dal proprio fisico.
La rinascita negozi dei negozi specializzati
Se questa tecnologia dovesse davvero diffondersi, l’esperienza d’acquisto potrebbe cambiare radicalmente. Ritorno verso il negozio specializzato, con meno scatole aperte, meno prove infinite, ma decisamente più consulenza scientifica. Il commesso diventerebbe una sorta di interprete dei dati genetici, capace di tradurre una sequenza di sigle in una scelta concreta.
Alcuni immaginano già corner dedicati all’analisi genetica, con tempi di attesa trasformati in momenti di educazione su prevenzione degli infortuni e gestione dei carichi. Una rivoluzione silenziosa che promette di rendere il running ancora più “personalizzato”.
Prestazioni migliori o solo marketing?
Come spesso accade, l’entusiasmo per la novità è accompagnato anche da un certo scetticismo. C’è chi vede nel test del DNA l’ennesima frontiera del marketing sportivo, pronta a trasformare la corsa in un puro processo iper-tecnologico. Altri, invece, sottolineano come la genetica sia già utilizzata in altri ambiti sportivi e come il passo verso le calzature non sia poi così assurdo. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. Il DNA può offrire indicazioni interessanti, ma difficilmente sostituirà del tutto l’ascolto del proprio corpo, soprattutto su distanze lunghe e nel tempo.
Una cosa è sicura. Il mondo della corsa e della ricerca continua a cercare risposte sempre più precise alle stesse domande: come correre meglio, come ridurre gli infortuni, come scegliere l’attrezzatura giusta. E se davvero un giorno basterà un tampone per sapere quale scarpa allacciarsi ai piedi, forse guarderemo con nostalgia a quelle interminabili prove fatte in negozio. O forse continueremo a fare quello che i runner fanno meglio: fidarci del nostro istinto, anche contro ogni dato scientifico. Del resto, non tutto è scritto nel DNA. Almeno non ancora.
Ah, dimenticavamo: buon pesce d’aprile…

