Mentre la maggior parte delle persone (si, anche voi, vi abbiamo visti!) si preparava a salutare il 2025 tra brindisi, cenoni e fuochi d’artificio, noi di The Running Club abbiamo scelto un modo decisamente diverso (mica tanto) per chiudere l’anno: correre. Niente tavolate, niente countdown in piazza o davanti alla TV. Il 31 dicembre siamo volati a Londra per partecipare alla 5K Podium, una gara di 5 chilometri organizzata da Mizuno che si è svolta nello splendido scenario di Battersea Park, uno dei polmoni verdi più iconici della capitale britannica.
Ci ha accolti un’atmosfera elettrizzante, con centinaia di appassionati di corsa, provenienti da ogni angolo d’Europa, che si sono ritrovati per condividere la stessa passione.
La Mizuno 5K Podium
La Mizuno 5K Podium ha offerto un programma ricco e variegato, pensato per coinvolgere sia gli amatori sia i professionisti.
La giornata è iniziata con tre batterie dedicate ai corridori non agonisti, tra cui anche due amici di The Running Club, Giulia Sommi e Lorenzo Lotti, che hanno potuto cimentarsi sulla distanza dei 5 km, un’occasione ideale per chi desiderava mettersi alla prova in un contesto unico.
A seguire, è andata in scena una gara sul miglio davvero particolare: uomini e donne hanno corso insieme, ma con una partenza sfalsata di trentasette secondi a favore delle donne, una scelta che ha reso la sfida più equilibrata e spettacolare.
E come gran finale, il pubblico ha potuto assistere a due gare élite, una maschile – la nostra – e una femminile, sempre sui cinque chilometri, con atleti di livello internazionale pronti a spingere al massimo delle proprie capacità.
L’evento è stato anche l’occasione perfetta per testare la nuova Mizuno Hyperwarp Élite (scoprila qui in anteprima), la scarpa racing che ha catalizzato l’attenzione di tutti i presenti. E possiamo dirlo senza esitazione: le sensazioni sono state sorprendenti.


Mizuno Hyperwarp Élite: prime impressioni in gara
La Hyperwarp Élite non è una scarpa qualunque: è stata studiata per garantire il perfetto equilibrio tra stabilità e reattività. Il segreto sta nella sua intersuola a doppia mescola: nella parte inferiore troviamo l’Enerzy XP in TPEE, una schiuma compatta e stabile che assicura solidità e controllo, mentre nella parte superiore è presente la collaudata PEBA, sinonimo di leggerezza e ritorno di energia, ideale per chi cerca velocità e dinamismo.
A completare la struttura, una piastra in fibra di carbonio Smooth Speed Assist, caratterizzata da una particolare aletta interna sotto l’arco plantare, progettata per aumentare la stabilità nelle fasi più intense della corsa e garantire una transizione fluida ad ogni passo.
Non è solo questione di tecnologia: la tomaia è super traspirante e aderente, regalando la sensazione di un piede che si fonde con la scarpa. Ottimo anche il lavoro sul tallone, con una conchiglia morbida e ben imbottita. Il peso? Appena 170 grammi nella misura US 9,5.
Le prime impressioni? Una spinta propulsiva naturale e una stabilità sorprendente anche nelle curve più insidiose. Continueremo a testarla per una recensione completa, ma il debutto è stato più che promettente.


Incontro e intervista con Sebastiano Parolini: talento e umiltà
Questo Capodanno speciale ci ha regalato anche un incontro che vale più di mille brindisi: quello con Sebastiano Parolini, atleta della GAV Vertova, pluricampione italiano e fresco vincitore – anzi, rivincitore – della medaglia d’oro agli Europei di staffetta di corsa campestre.
Il “Paro”, come lo chiamano nell’ambiente, non è un professionista. Corre per la GAV Vertova, una squadra bergamasca, e nella vita è medico sportivo. Lavora con la nazionale di sci freestyle e collabora con l’Atalanta Calcio, un impegno che lo porta a trascorrere oltre ottanta giorni all’anno lontano da casa. “La parola chiave è pianificazione – ci ha raccontato. “Non è facile, ma con organizzazione si trova sempre un’ora e mezza o due per allenarsi”.
Quello che colpisce di più è la sua umiltà. Sebastiano vive la corsa senza fronzoli né ossessioni: corre le sedute lente con il cellulare in mano e affronta ripetute a ritmi impressionanti – 2’40” o 2’30” al chilometro – con scarpe da “lento”. “Il talento conta, ma serve tanto allenamento”, sorride, mentre racconta la sua filosofia sportiva.


Gli abbiamo chiesto cosa pensa dei marginal gains, quei dettagli che spesso ossessionano gli amatori. La risposta è stata chiara: “Gli amatori si dimenticano della parte più importante, ma anche la più dura: l’allenamento completo – spiega -. Fondi lenti, ripetute, tempo run, potenziamento in palestra. Vedo tanta gente che cerca il dettaglio che fa guadagnare un secondo, ma poi non fa il 90% del lavoro che serve davvero”.
Per lui, la vera differenza la fa la costanza. “Negli anni il mio problema più grande è stato dare continuità agli allenamenti, complice qualche infortunio di troppo – confessa -. Ora, grazie al confronto con il mio allenatore Silvio Bosio, ho trovato la giusta quadra: gestire i carichi, evitare chilometraggi esasperati e lavorare sulla forza”. Il risultato? Quasi due anni senza intoppi e prestazioni in crescita.
Conciliando lavoro e sport, Sebastiano ha imparato a ottimizzare ogni momento. “Quando sono in trasferta, magari con la Coppa del Mondo di sci, devo studiare le 24 ore e capire dove incastrare l’allenamento – racconta -. Non è semplice, ma è stimolante”.
Le sue abitudini pre-gara sono sorprendenti: niente rituali rigidi, ma un approccio rilassato. “Prima degli Europei, un’ora prima della gara, ero lì a giocare a scacchi – rivela con un sorriso -. Mi aiuta a svagarmi”. E non si lascia scoraggiare dagli allenamenti che non vanno come previsto: “Un singolo allenamento non compromette mesi di lavoro. Spesso capita che l’ultima seduta prima di una gara importante vada male, ma ormai non mi sconforta più”.
Alla Mizuno 5K Podium di Londra, Sebastiano non inseguiva il personale. “L’idea è stare coperto e giocarmi l’ultimo chilometro – spiega -. Se tutto va bene, posso correre intorno a 13’45” (13’39” e terzo assoluto il risultato finale, ndr), ma il tempo non è la priorità”. Una filosofia che racconta molto del suo approccio: correre per il piacere di sfidarsi, senza ossessioni, con la consapevolezza che il vero successo è la costanza.

