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Correre significa molto più che accumulare chilometri: ogni allenamento rappresenta uno stimolo al quale l’organismo risponde modificando muscoli, cuore, metabolismo, ossa, tendini e articolazioni. È il principio del “use it or lose it”, secondo cui ciò che viene utilizzato e allenato tende a svilupparsi, mentre ciò che non viene più sollecitato regredisce.

Correre con il caldo estivo non significa soltanto rallentare il ritmo: il nostro organismo deve affrontare uno stress fisiologico che richiede un vero e proprio periodo di adattamento. L’acclimatamento al caldo permette di migliorare la capacità di dissipare il calore, ridurre la frequenza cardiaca durante lo sforzo e rendere più efficiente la sudorazione, diminuendo anche il rischio di problemi legati alle alte temperature.

Il defaticamento rappresenta una fase spesso sottovalutata, ma importante per concludere correttamente ogni allenamento di corsa. Dopo uno sforzo intenso, alcuni minuti di corsa lenta o camminata consentono all’organismo di riportare gradualmente frequenza cardiaca e respirazione ai valori di riposo, favorendo una transizione fisiologica verso il recupero.

Hai concluso la tua maratona e ti stai chiedendo quale sarà il prossimo obiettivo? La preparazione per i 42 chilometri costruisce una solida base aerobica che può essere sfruttata per affrontare con successo anche la mezza maratona e la 10K. Riducendo progressivamente il chilometraggio e aumentando la qualità degli allenamenti, è possibile ritrovare velocità e brillantezza senza perdere la resistenza acquisita.

Correre con il caldo mette a dura prova l’organismo, aumentando la frequenza cardiaca, la percezione dello sforzo e il rischio di cali di prestazione. Le più recenti ricerche dimostrano però che le strategie di cooling, ovvero il raffreddamento del corpo prima e durante l’attività, possono aiutare a migliorare la tolleranza alle alte temperature.

Correre più veloce non significa fare passi più lunghi. La biomeccanica dimostra che la velocità nasce dall’equilibrio tra cadenza e lunghezza del passo, ma forzare la falcata può ridurre l’efficienza della corsa e aumentare il rischio di infortuni. La lunghezza del passo deve essere la conseguenza di maggiore forza, tecnica e potenza, non un obiettivo ricercato volontariamente. Ecco perché i runner più veloci non allungano il passo: corrono meglio.

Correre non significa soltanto migliorare la forma fisica: oggi la scienza dimostra che l’attività aerobica rappresenta uno dei più efficaci strumenti per mantenere il cervello giovane e in salute. Oltre ai benefici sul sistema cardiovascolare e sul metabolismo, la corsa stimola la produzione di endorfine e soprattutto del BDNF, una proteina fondamentale per memoria, apprendimento e plasticità cerebrale.