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Nella maratona la prestazione non si costruisce soltanto con chilometri e allenamenti, ma anche attraverso una strategia nutrizionale adeguata. Nel webinar “La Maratona: Nutrizione e Integrazione”, Luca Mondazzi e Stefano Righetti hanno analizzato le principali strategie da adottare prima, durante e dopo la gara, affrontando temi come carboidrati, idratazione, caffeina, recupero e gestione dell’infiammazione.

Le scarpe da running con piastra in carbonio hanno rivoluzionato le prestazioni, migliorando l’economia di corsa e favorendo velocità più elevate. Ma utilizzarle in ogni allenamento non è necessariamente la scelta migliore. La piastra, insieme a schiume reattive e geometrie rocker, modifica la meccanica della corsa e può cambiare il modo in cui piede, caviglia, ginocchio e anca gestiscono i carichi.

Nella maratona, partire troppo forte può trasformare una gara ben preparata in una lunga rincorsa contro la fatica. I dati raccolti su oltre 1,7 milioni di maratoneti mostrano quanto possa essere costoso accelerare nei primi chilometri: chi corre i primi 5 km a un ritmo superiore del 10% rispetto alla propria media perde mediamente circa 37 minuti sul tempo finale.

Elasticità muscolare e mobilità articolare sono due aspetti differenti, ma strettamente collegati nella preparazione del runner. Davide Carbone spiega come gestire stretching statico e dinamico, chiarendo alcuni dei falsi miti più diffusi. Prima di allenamenti e gare, l’obiettivo è attivare progressivamente la muscolatura: per questo lo stretching dinamico può trovare spazio nel riscaldamento, mentre quello statico va valutato in base alle esigenze individuali.

Dopo l’estate, una gara di 5K può diventare il punto di partenza ideale per ritrovare ritmo, motivazione e continuità. La distanza, accessibile ma stimolante, si adatta sia a chi non ha mai corso sia a chi vuole migliorare la propria prestazione. Corsa facile, allenamenti a ritmo e uscite via via più lunghe sono i tre pilastri da cui ripartire, senza forzare i tempi.

Maratoneti si nasce o si diventa? La scienza ridimensiona il mito del “gene della corsa” e mostra come la prestazione sui 42 chilometri sia il risultato di un intreccio complesso tra genetica, fisiologia e allenamento. Il DNA può influenzare caratteristiche come VO₂max, struttura muscolare e risposta agli stimoli, ma non esiste una singola variante capace di predire il talento per la maratona.