Il brand svizzero On e la Federazione Italiana di Atletica Leggera hanno presentato il nuovo kit “Azzurri”, simbolo concreto di una partnership che si propone di coniugare la precisione ingegneristica svizzera con la passione e il patrimonio sportivo italiano. Un accordo che va oltre la semplice sponsorizzazione tecnica e si configura come un progetto strutturato e di lungo periodo, pensato per offrire agli atleti azzurri l’innovazione del marchio attraverso un supporto completo, dalla Nazionale maggiore ai giovani talenti in crescita.
La partnership debutta ufficialmente con la presentazione del nuovo kit 2026, svelato a Milano alla presenza del presidente Fidal Stefano Mei e del co-fondatore di On Olivier Bernhard. Il design unisce il concept “Mysterious Beauty” al blu Savoia, simbolo della tradizione sportiva italiana, reinterpretato tramite il pattern “Warp Dots”, ispirato alla bioluminescenza marina. Un messaggio chiaro: la forza degli Azzurri si esprime nei momenti di massima pressione. Sul piano tecnico i capi seguono un approccio athlete-first: materiali ultraleggeri, tagli laser, massima traspirabilità e soluzioni aerodinamiche pensate per le competizioni internazionali.

La fornitura non si limita alla divisa da gara. La partnership introduce un ecosistema di abbigliamento completo, che comprende capi per pista e strada testati sia in laboratorio che sul campo, oltre a una linea cerimoniale e travel studiata per rappresentare l’Italia con stile e uniformità durante trasferte, podi ed eventi ufficiali. Un’attenzione particolare è riservata anche allo staff e ai volontari federali, che saranno dotati di una collezione dedicata, costruendo così una nuova identità coordinata per tutto il movimento.
“On è un brand giovane, dinamico e capace di offrire prodotti altamente tecnologici”, ha sottolineato il presidente Fidal Stefano Mei, spiegando come il progetto quadriennale guardi alle prossime Olimpiadi con un supporto concreto anche ai talenti emergenti.
Uno dei pilastri più rilevanti dell’accordo è la presenza capillare sul territorio. On accompagnerà gli Azzurri in tutti i principali impegni internazionali, dagli Europei ai Mondiali, ma estenderà il proprio supporto a ogni livello dell’atletica italiana: dal Golden Gala ai Campionati giovanili U16, U18, U20 e U23, passando per cross, club championships e specialità tecniche come la marcia. “È un investimento concreto sul futuro dell’atletica italiana”, spiegano da On, ribadendo la volontà di coltivare la crescita dei giovani dalle prime categorie.

Un ruolo strategico sarà ricoperto anche dal Tuscany Camp, la struttura d’allenamento creata dal coach Giuseppe Giambrone nelle campagne senesi e già frequentata da atleti d’élite provenienti da tutto il mondo. Grazie alla partnership, il Camp diventerà una delle basi ufficiali dei ritiri azzurri, offrendo agli atleti un ambiente ideale per lavorare con continuità e qualità.
“Questa partnership rappresenta molto più di una sponsorizzazione – ha affermato Carlotta Romeo, marketing manager di On Italia -. Vogliamo essere accanto agli atleti in ogni momento della loro preparazione. Mettere a disposizione il Tuscany Camp va esattamente in questa direzione”.
Presenti al lancio, abbiamo voluto farci raccontare dai diretti attori i dettagli e il significato di questa nuova partnership. Di seguito il video e le interviste con Stefano Mei, presidente Fidal, Yohannes Chiappinelli, primatista italiano di maratona nonché atleta On, Yves Marin, Apparel Product Manager di On e Giuseppe Giambrone, ideatore e direttore di Tuscany Camp.
Stefano Mei: “Un design che guarda al futuro senza dimenticare la nostra storia”
Il presidente FIDAL Stefano Mei, intervistato durante la presentazione del nuovo kit, ha raccontato nel dettaglio la filosofia che ha guidato l’intero progetto, sottolineando come fosse giunto il momento di intraprendere un cambiamento significativo. “Era il momento di alleggerire l’immagine della federazione – ha spiegato, lasciando trasparire la volontà di rinnovamento che negli ultimi anni ha iniziato a caratterizzare il suo mandato -. “Volevamo mostrarci più freschi, più vicini ai giovani, più aperti al cambiamento. Il colore tradizionale rimane, ma con un tocco di novità. L’obiettivo era dare un’impronta più dinamica pur restando nel solco della tradizione”.
Mei ha inoltre approfondito le motivazioni che hanno portato alla scelta di On come partner tecnico della Nazionale. Non si tratta, precisa, di una decisione casuale o meramente estetica, ma del risultato di una strategia precisa, orientata alla qualità e all’innovazione. “La scelta di On non è stata casuale – afferma -. È un’azienda giovane, in crescita, capace di innovare e soprattutto di dialogare con gli atleti. Siamo una federazione con una lunga storia, ma negli ultimi cinque anni siamo tornati a crescere. Avere al nostro fianco un partner che condivide questa spinta verso l’alto è fondamentale”.
Parole che evidenziano la volontà di costruire un percorso comune, dove la qualità dei materiali e la modernità del design diventano elementi chiave di una visione più ampia.

Il discorso si è poi spostato sulle nuove generazioni, tema molto caro al presidente. Mei ha mostrato grande equilibrio e attenzione, riconoscendo il valore dei tanti giovani talenti che stanno emergendo ma sottolineando, allo stesso tempo, l’importanza di non accelerare troppo i tempi. “A sedici o diciassette anni si può essere fortissimi, ma non bisogna caricarli di responsabilità – ha dichiarato -. “Devono crescere senza pressioni, accompagnati e protetti”.
Dietro queste parole c’è una riflessione profonda sul mondo dell’atletica internazionale, dove spesso i giovani vengono spinti rapidamente al centro dell’attenzione, rischiando di bruciarsi. La filosofia della federazione appare invece orientata alla lungo periodo: investire sui ragazzi, sì, ma tutelandoli, rispettando i loro tempi di crescita e la loro naturale maturazione sportiva e personale.
La discussione ha poi toccato la maratona italiana, una disciplina che negli ultimi anni sta vivendo un momento di rinnovamento. Mei riconosce i progressi fatti, soprattutto al femminile, dove diverse atlete hanno ottenuto tempi di grande rilievo. Allo stesso tempo, non nasconde che il gap con i livelli mondiali resti importante. “L’obiettivo non è inseguire subito tempi impossibili, ma costruire una crescita continua, sensata, sostenibile”, spiega. Una visione che evidenzia il desiderio di consolidare il movimento, creando basi solide anziché inseguire imprese isolate”.
Infine, non poteva mancare un riferimento ai Campionati Europei del prossimo agosto, uno degli appuntamenti più attesi dell’anno. L’ottimismo del presidente è evidente ma misurato. Dopo lo straordinario successo degli Europei di Roma, replicare un bottino così ricco sarà complicato, e Mei non lo nasconde. Tuttavia, la squadra che partirà per Birmingham — forte anche del contributo dei maratoneti — appare un gruppo compatto, maturo, con margini di crescita. “Andremo a Birmingham consapevoli delle nostre possibilità e con la voglia di divertirci e far divertire”, conclude.

Yohannes Chiappinelli: “Materiali migliori, scarpe incredibili e un anno pieno di obiettivi”
Tra i protagonisti più attesi della giornata c’è certamente Yohannes Chiappinelli, atleta che negli ultimi anni ha saputo imporsi con prestazioni di alto livello e che oggi guarda al futuro con una determinazione limpida. Fin dai primi minuti della conversazione lascia trasparire il suo entusiasmo per il nuovo kit targato On. “È un materiale bellissimo – racconta – leggerissimo, super performante, molto diverso da quello a cui eravamo abituati in passato”.
Collaborando da tempo con On come atleta individualmente sponsorizzato, Chiappinelli conosce bene le caratteristiche tecniche dell’abbigliamento e delle calzature del marchio, e questo gli permette di valutare con grande precisione i miglioramenti introdotti. “Negli ultimi anni c’è stato un deciso miglioramento della qualità del materiale”, afferma, sottolineando come il salto rispetto al passato sia evidente.
Parlando delle sue abitudini di allenamento, Chiappinelli entra nel dettaglio delle sue scelte tecniche, soprattutto in fatto di scarpe, un aspetto centrale per un atleta che ogni settimana percorre volumi elevatissimi. “Per i lenti uso la Cloudboom Hyper – spiega – una scarpa leggera, reattiva e allo stesso tempo molto stabile, ideale per gli allenamenti che spaziano da ritmi più blandi fino ai suoi lenti abituali da tre minuti e trenta al chilometro”. La descrive come una compagna quotidiana di allenamento, capace di garantire il mix perfetto tra comfort e performance.

Quando invece si tratta di gareggiare, non ha dubbi: “Uso la Cloudboom 4. È la scarpa con cui ho fatto il record italiano e con cui mi trovo meglio in assoluto”. Pur riconoscendo l’efficacia della Cloudboom Strike, molto utilizzata anche da altri atleti, resta particolarmente legato al modello che gli ha regalato alcuni tra i momenti più importanti della carriera recente.
Sul piano agonistico, Chiappinelli non nasconde le sue ambizioni e risponde senza esitazione alle domande più dirette: “Assolutamente sì, ho già pensato agli Europei. Voglio provare a prendere una medaglia”. Le sue parole non hanno toni arroganti, ma la sicurezza cristallina di chi ha ben chiari i propri obiettivi.
Prima degli Europei, però, lo attende un appuntamento altrettanto prestigioso: la maratona di Boston. “È una gara dura – spiega -. Non è conosciuta per essere una gara veloce, è tutta mossa, piena di sali e scendi. Là non conta il tempo, conta il confronto uomo contro uomo”. Una dichiarazione che mette in luce la sua visione agonistica: per lui la maratona è una sfida tecnica e mentale almeno quanto fisica, un esercizio di intelligenza atletica oltre che di resistenza.
Nel racconto del suo allenamento quotidiano emerge, poi, un impegno impressionante. “Mi alleno tredici volte a settimana – dice con naturalezza, senza contare le sedute di palestra. Una routine che per molti atleti professionisti rappresenta un sacrificio enorme, ma non per lui: “Non li chiamo sacrifici. Questo è il mio lavoro e mi piace. Sono disposto a fare tutto questo perché amo ciò che faccio”.
Chiappinelli sottolinea anche il valore del riposo, parte integrante del suo metodo: una o due domeniche al mese le dedica al recupero completo, consapevole che senza quella pausa il corpo non riuscirebbe a sostenere i carichi necessari per competere al massimo livello. “Il riposo è fondamentale – afferma – altrimenti il fisico, a un certo punto, non sopporta più”.

Yves Marin: “Ispirazione dagli abissi. Gli atleti devono brillare anche nelle condizioni più estreme”
L’intervento di Yves Marin, Apparel Product Manager di On, introduce una prospettiva profondamente creativa e quasi poetica sull’ideazione del nuovo kit della Nazionale italiana. Fin dalle prime parole, Marin chiarisce che non si tratta semplicemente di “scegliere un colore” o definire una grafica accattivante, ma di dar vita a un concept che racchiuda identità, valori e visione. “Per noi è stata una grande opportunità – spiega -. Volevamo creare qualcosa che rappresentasse l’Italia, ma anche la filosofia On e il modo in cui intendiamo la performance”.
Marin racconta che il punto di partenza del progetto è stato tanto inaspettato quanto affascinante: l’osservazione delle creature degli abissi, organismi che vivono in condizioni estreme, nel buio più profondo, e che proprio da quell’oscurità traggono la capacità di generare luce propria. “Ci siamo ispirati a questi animali e alla loro capacità di brillare quando tutto intorno è buio”, afferma. Nella visione di On, questa immagine diventa una metafora potente: resilienza, adattamento, forza interiore. Un modo per suggerire che la luce, così come la performance, nasce spesso da ambienti ostili.
Secondo Marin, questo parallelismo si riflette perfettamente nella dimensione emotiva degli atleti italiani quando entrano in uno stadio. “Entrano pieni di pressione ed emozioni – racconta -. Questo kit vuole farli brillare, metterli nella condizione mentale di sentirsi forti, visibili, pronti”. Il gradiente che scende dal bianco a un blu profondo, insieme ai dettagli ispirati alla bioluminescenza marina, diventa così una rappresentazione simbolica del coraggio e dell’autenticità che gli azzurri portano con sé in ogni gara.

La psicologia, per On, non è un elemento marginale, ma un pilastro della performance. Marin ribadisce un concetto tanto semplice quanto fondamentale: “Look good, race good. Se ti senti bene in quello che indossi, gareggi meglio”. Un’affermazione che riassume l’idea che l’abbigliamento sportivo non sia solo estetica, ma un supporto mentale, uno strumento che contribuisce a costruire sicurezza e determinazione.
Nel suo intervento, Marin approfondisce anche le differenze tecniche tra i vari capi sviluppati per le diverse discipline dell’atletica. “Ogni atleta ha esigenze specifiche – spiega -. Chi corre in pista ha bisogno di tessuti ultraleggeri, aerodinamici, praticamente impercettibili sulla pelle. Gli atleti su strada richiedono maggiore libertà di movimento, talvolta dettagli funzionali come tasche laterali per gel o piccoli accessori. I trail runner, invece, devono poter contare su materiali più resistenti, traspiranti e capaci di adattarsi alle condizioni imprevedibili del terreno”.
L’obiettivo comune, però, rimane identico: ridurre al minimo ogni distrazione. Marin parla di “zero destruction”, un’espressione che racchiude l’essenza del lavoro svolto: eliminare tutto ciò che può interferire con l’azione atletica. “Niente cuciture che danno fastidio, niente tessuti che si appiccicano, niente dettagli inutili – spiega -. Tutto deve scomparire addosso, deve diventare parte del corpo”.

È in questo equilibrio tra estetica e funzionalità che si colloca il concept del nuovo kit. Il design ispirato alla natura e alla bioluminescenza non è solo un vezzo grafico, ma un modo per raccontare visivamente la determinazione degli atleti; allo stesso tempo, l’ingegneria tessile e la ricerca sui materiali assicurano che ogni capo risponda alle esigenze delle discipline più diverse.
Marin racconta tutto questo con un entusiasmo contagioso, lasciando trasparire quanto il progetto sia stato frutto di passione, cura e dialogo costante con gli atleti stessi. “Vogliamo dare loro la migliore versione possibile dei nostri prodotti – afferma -. “Perché la loro migliore versione nasce anche da qui”.
Giuseppe Giambrone: “Altura? È sopravvalutata. Il vero segreto è vivere da atleta”
Il contributo di Giuseppe Giambrone, allenatore del Tuscany Camp, aggiunge un livello di profondità tecnica e culturale che raramente emerge quando si affrontano i temi dell’atletica. La sua prospettiva nasce da un’esperienza concreta, quotidiana, vissuta giorno dopo giorno a stretto contatto con atleti provenienti da realtà, culture e abitudini diverse. Il centro che dirige è un microcosmo internazionale unico, popolato da circa venticinque corridori tra giovani promesse e professionisti consolidati, un ambiente capace di unire mondi lontani attraverso la pratica della corsa.
Il Tuscany Camp sorge nelle campagne senesi, un territorio che sorprende chiunque vi metta piede: la natura è protagonista assoluta, con distese di verde, boschi fitti, strade bianche che si perdono all’orizzonte e silenzi profondi che restituiscono una sensazione di libertà rara. Per atmosfera e varietà di terreni, ricorda da vicino i paesaggi africani più celebri nel mondo dell’endurance. È un’Italia autentica, rustica, potente nella sua semplicità, e straordinariamente adatta alla preparazione dei fondisti.

Forte di decenni di esperienza, Giambrone non ha problemi a mettere in discussione alcuni dei dogmi più ripetuti del mondo del mezzofondo. È uno dei pochi a dire apertamente che l’altura africana, pur utile, non è il fattore decisivo della superiorità degli atleti di quei Paesi. “L’altura aiuta, certo – afferma – ma la si sopravvaluta. Nessuno parla mai degli effetti negativi: lo stress ormonale, la difficoltà di modulare i carichi, il sovrallenamento, l’adattamento al rientro. È un’arma a doppio taglio”.
Per dare forza alle sue parole, Giambrone ama ricordare un pezzo di storia spesso ignorato. “Negli anni Ottanta, quando qui non si parlava ancora di Kenya e di Iten, alcuni dei più forti del mondo si allenavano proprio sulle nostre strade – racconta -. E correvano sotto i tredici minuti sui cinquemila senza aver mai messo piede in altura. È la dimostrazione che non è la quota a fare un campione”.
A fare la differenza, insiste, è l’insieme: l’ambiente, l’alimentazione, la semplicità della vita, la qualità dei ritmi quotidiani. Fattori che oggi vengono considerati “secondari” soltanto perché è più facile semplificare la narrazione attribuendo tutto a un’unica variabile.
Per Giambrone, invece, la chiave è altrove. “La qualità della vita dell’atleta è fondamentale – ribadisce -. Se vivi bene, ti alleni bene. È così semplice, ma tanti lo dimenticano”.
Spiega che uno degli errori più comuni è cercare il miglioramento in soluzioni drastiche, quando invece la vera crescita nasce dalla continuità: giorni, settimane, mesi di lavoro regolare, senza interruzioni imposte da stress o sovraccarichi inutili. “Un atleta deve pensare a mangiare bene, riposare bene, allenarsi con intelligenza. Non a fare cose estreme per cercare scorciatoie di qualsiasi tipo”.

Nel suo modello, la serenità non è un ornamento, ma un fondamento. La forza arriva dalla capacità di costruire un equilibrio tra allenamento, riposo e vita personale. “Si diventa forti perché si fanno le cose bene tutti i giorni – dice Giambrone -. La prestazione non nasce dall’estremizzazione, ma dall’equilibrio”.
Così il Tuscany Camp, più che un semplice luogo fisico, diventa un laboratorio di atletica moderna, dove si coltivano talenti attraverso una visione che unisce scienza, natura e umanità. Un luogo che dimostra come il mito dell’Africa possa essere reinterpretato e adattato, senza rinunciare ai valori che davvero contano: dedizione, equilibrio, continuità, rispetto del corpo e della mente dell’atleta.

