Il 2026 potrebbe essere davvero l’anno delle nuove Nike Alphafly 4. Sono infatti trascorsi ormai più di due anni dal debutto delle Alphafly 3, un periodo che nel mondo delle super scarpe è quasi un’era geologica. Non sorprende quindi che tra gli appassionati del brand dello swoosh serpeggi un’attesa crescente, quasi febbrile, nel desiderio di infilare ai piedi – più che di toccare con mano – l’erede di uno dei modelli più discussi e performanti degli ultimi anni.
Già lo scorso ottobre era comparso il primo prototipo, il Dev 16141, lasciando intravedere qualche indizio su ciò che Nike stava preparando. Ora il nuovo modello di test, il Dev 164, introduce ulteriori aggiustamenti, forse minimi alla vista, ma potenzialmente determinanti per definire la versione finale.

Nike Alphafly 4 Dev 164: cosa cambia?
La tomaia in AtomKnit resta una certezza, ma il lavoro di rifinitura appare evidente. Il mesh sembra più leggero e la punta leggermente smussata rispetto al primo prototipo, segnale di un’attenzione crescente alla traspirabilità e al contenimento del peso. Sul tallone spicca un pull‑up più marcato, una soluzione pratica che facilita la calzata, mentre il sistema di allacciatura resta invariato, con la linguetta integrata nella struttura a calzino che avvolge il piede in modo uniforme.
La rivoluzione più visibile riguarda però la parte inferiore della scarpa. Le misure dovrebbero restare quelle già stimate: circa 40 mm nel tallone e 37 mm nell’avampiede, con un drop contenuto di 3 mm, una scelta che promette una spinta ancora più esplosiva.
Salta subito all’occhio, invece, il rocker meno arrotondato e più aggressivo, una geometria che sembra pensata per bilanciare la quantità generosa di materiale presente nell’avampiede, rendendo anche la “rullata” più spinta e reattiva rispetto alla soluzione più “classica” dei modelli precedenti.

Un cambiamento rilevante – anche se volutamente nascosto – riguarda il sistema propulsivo Air Zoom. La zona frontale è coperta da un nastro nero che maschera la nuova configurazione, segno evidente che Nike vuole proteggere i propri segreti fino all’ultimo. È quasi certo che le unità ZoomAir siano ancora presenti, come già emerso nel primo prototipo, ma la scelta di camuffarle suggerisce qualche novità interessante: dimensioni riviste? Una struttura meno fastidiosa, come richiesto da molti runner che lamentavano il “rumore” caratteristico delle Alphafly? Le ipotesi non mancano.
Anche l’intersuola si presenta con un design leggermente diverso. Rispetto al prototipo Dev 16141, la superficie non è più liscia ma rigata, probabilmente già identica alla versione definitiva. Colpisce il doppio “alettone” posteriore, una soluzione pensata per ridurre la quantità di materiale senza compromettere la stabilità, contribuendo così a limare ulteriormente il peso complessivo della scarpa.
Resta invece il grande interrogativo sul materiale utilizzato: Nike proseguirà con lo ZoomX a base Peba, magari in una nuova versione più reattiva e leggera, oppure è pronta a introdurre una nuova mescola in A‑TPU, seguendo la strada già intrapresa da Puma e Asics e – con tutta probabilità – anche da Adidas? Le tempistiche lunghe di sviluppo potrebbero suggerire un approccio profondamente rinnovato.
Le basi ci sono tutte per immaginare una Alphafly 4 radicalmente evoluta ma fedele allo spirito innovativo della linea. Ora non resta che attendere: presto la vedremo ai piedi degli atleti più forti al mondo e, soprattutto, potremo finalmente scoprire se Nike è riuscita ancora una volta a spostare più avanti il limite della corsa.

