La controversia sul presunto record del mondo stabilito da Jacob Kiplimo alla Mitja Marató de Barcelona nel febbraio dello scorso anno continua ad alimentare dibattiti e perplessità nel mondo dell’atletica. L’organizzazione della gara catalana ha diffuso un comunicato ufficiale in cui contesta con decisione la scelta di World Athletics di non ratificare il clamoroso 56’42” del campione ugandese.
La decisione dell’organo internazionale ha colto di sorpresa atleti, tecnici e appassionati, trattandosi di un tempo eccezionale ottenuto in condizioni apparentemente regolari e in una gara che negli ultimi anni ha guadagnato un prestigio crescente. La Mezza Maratona di Barcellona, infatti, ha ottenuto la Gold Label di World Athletics grazie a standard organizzativi considerati tra i più elevati nel panorama delle competizioni su strada. Proprio per questo, la notizia della mancata omologazione ha generato un’immediata reazione da parte della direzione della corsa.
Nel comunicato, gli organizzatori affermano che la prestazione è stata ottenuta “nel rigoroso rispetto delle norme” e accusano World Athletics di non aver fornito spiegazioni trasparenti. Sul proprio sito, infatti, la federazione internazionale si limita a dichiarare che “le condizioni in cui l’atleta ha gareggiato non rispettano le regole”, senza però specificare quali norme sarebbero state violate e per quale motivo il tempo non possa essere riconosciuto a livello mondiale.
In una comunicazione successiva, più dettagliata, inviata direttamente alla Mitja Marató, World Athletics avrebbe ipotizzato due elementi potenzialmente irregolari: la distanza dell’auto di testa dalla leadership della gara e la possibilità che Kiplimo abbia ricevuto istruzioni durante lo svolgimento della prova (leggi tutto qui). Entrambi i punti vengono nettamente respinti dall’organizzazione.
Gli organizzatori ricordano, infatti, che non esiste una regola che stabilisca con precisione la distanza minima tra l’atleta leader e la crono car e che il rapporto ufficiale del Giudice Arbitro designato da World Athletics — quindi un funzionario nominato dalla stessa federazione internazionale — certifica esplicitamente che il veicolo non ha in alcun modo favorito l’atleta ugandese. Questo documento, considerato determinante dalla Mitja Marató, contraddice direttamente le motivazioni informali fornite da World Athletics.
Sul secondo punto, quello relativo a possibili comunicazioni durante la gara, la smentita è altrettanto categorica: né l’allenatore, Iacopo Brasi, né l’agente, Federico Rosa, di Kiplimo erano presenti il giorno della competizione, e l’unico membro dello staff tecnico si trovava nell’area riservata all’arrivo, senza alcun accesso al percorso né possibilità di comunicare con l’atleta durante la mezza maratona. L’ipotesi di un aiuto esterno, quindi, appare infondata secondo l’organizzazione catalana.
La Mitja Marató sottolinea inoltre di aver contattato più volte World Athletics nel corso dell’anno successivo alla gara per conoscere lo stato della procedura di ratifica e di aver sempre ricevuto rassicurazioni sulla completezza della documentazione disponibile. Proprio queste comunicazioni, considerate contraddittorie rispetto alla decisione finale, hanno aumentato la frustrazione degli organizzatori, che ora chiedono ufficialmente l’intero dossier e si riservano la possibilità di intraprendere azioni ufficiali per tutelare la validità del risultato.
In attesa di una risposta definitiva da parte di World Athletics, la posizione dell’organizzazione catalana rimane ferma: per Barcellona, quello stabilito da Kiplimo è un record pienamente valido, ottenuto in modo limpido e trasparente. La battaglia per farlo riconoscere ufficialmente sembra essere appena iniziata.

