Gennaio e febbraio sono i mesi più freddi dell’anno. Le giornate sono brevi, l’aria è pungente, il divano chiama forte. Molti preferiscono rimandare gli allenamenti in attesa di temperature più miti. Eppure, la maggior parte dei runner non si ferma: l’inverno è il periodo in cui si costruisce la base per le sfide primaverili, dalle mezze maratone alle prime gare su strada. Correre al freddo è possibile, a volte perfino piacevole. Ma cosa accade davvero al corpo quando la temperatura scende?
Il freddo modifica in modo significativo il comportamento dell’organismo. Per prima cosa aumenta la vasocostrizione periferica: il corpo concentra il sangue negli organi vitali per mantenere stabile la temperatura interna. Questo riduce l’afflusso di sangue ai muscoli e può rendere la corsa più rigida e meno fluida nei primi minuti.
Anche i polmoni percepiscono l’effetto dell’aria gelida, che può irritare le vie respiratorie e generare una sensazione di respiro corto. Non è un caso che, nei primi chilometri, ci si senta spesso più affaticati del solito. Col tempo, però, il corpo si adatta: il cuore aumenta la sua efficienza, la respirazione si stabilizza e la sensazione di rigidità scompare. È uno dei motivi per cui il riscaldamento diventa fondamentale in inverno.
Quanto incide la temperatura sulla corsa
La prestazione del runner varia sensibilmente al modificarsi della temperatura esterna, e gli effetti del freddo si manifestano in modo progressivo, chilometro dopo chilometro. Numerosi studi hanno analizzato la relazione tra performance e clima: una ricerca pubblicata sul Journal of Applied Physiology ha evidenziato come la temperatura ideale per le gare di endurance si collochi tra i 5 e i 10 gradi, mentre un report della Marathon Medicine Conference ha mostrato che le prestazioni iniziano a peggiorare sia quando la temperatura sale sopra i 15 gradi sia quando scende sotto lo zero. Questo equilibrio termico è fondamentale per l’efficienza muscolare e per il mantenimento del ritmo di corsa.
Da 10 a 5 gradi, la corsa rimane generalmente piacevole e gestibile. L’organismo non è ancora messo alla prova dal freddo intenso e molti runner trovano in questa fascia termica il contesto ideale per ottenere ottimi risultati. Il consumo energetico aumenta lievemente, poiché il corpo inizia a termoregolarsi con maggiore attenzione, ma senza un impatto evidente sulla fluidità del passo. Secondo un’analisi condotta dall’Università dell’Oklahoma, tra i 10 e i 5 gradi si registra uno dei migliori compromessi tra comfort termico e rendimento atletico.
Da 5 a 0 gradi, il freddo diventa più incisivo. I muscoli richiedono più tempo per raggiungere la temperatura ottimale e la falcata può apparire più rigida nelle prime fasi dell’allenamento. La respirazione diventa più impegnativa, soprattutto quando l’aria è molto secca, e il corpo consuma più calorie per preservare la temperatura interna. Uno studio pubblicato sul Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports ha evidenziato che la spesa energetica, in questa fascia climatica, può aumentare fino al 10%, incidendo sulla capacità di mantenere un ritmo costante nelle fasi finali della corsa.
Sotto 0 gradi, la gestione della corsa cambia radicalmente. Il rischio di raffreddamento muscolare aumenta in modo significativo, così come l’esposizione della pelle agli effetti dell’aria gelida. La respirazione può diventare irritante e, nei soggetti più sensibili, si possono manifestare broncospasmo o tosse da freddo. La prestazione tende fisiologicamente a calare, non solo per il maggior dispendio energetico, ma anche per la difficoltà del corpo nel mantenere l’elasticità muscolare. Una ricerca del Cold Weather Running Laboratory dell’Università del Minnesota sottolinea come, sotto lo zero, la velocità media dei runner diminuisca in media del 3-5% rispetto a temperature più miti. Correre resta possibile, ma serve una strategia consapevole, un riscaldamento più lungo e una maggiore attenzione al segnale che il corpo invia chilometro dopo chilometro.
Come può influire il freddo in gara: 10 km, mezza maratona e maratona
In gara, l’impatto del freddo cambia poi sensibilmente in base alla distanza. Una 10 km, una mezza maratona e una maratona non solo richiedono approcci diversi, ma reagiscono in modo distinto alle basse temperature. In una 10 km, l’obiettivo è mantenere un ritmo elevato da subito. Il freddo può rendere più difficoltosa la fase iniziale, perché i muscoli impiegano più tempo a raggiungere la temperatura ideale. Se però il riscaldamento è adeguato, la temperatura bassa può diventare persino un alleato: il corpo disperde meno calore e lo sforzo percepito resta più contenuto.
Nella mezza maratona, il discorso cambia. Il freddo può favorire i runner nelle prime fasi, riducendo la sudorazione e aiutando a mantenere costante la temperatura corporea, ma con il passare dei chilometri diventa più evidente il dispendio energetico aggiuntivo necessario per mantenere il corpo caldo. Il rischio è arrivare oltre metà gara con le riserve energetiche più intaccate rispetto a quanto accadrebbe in condizioni più miti.
In maratona, l’effetto del freddo si amplifica. Le basse temperature mettono a dura prova la resistenza, soprattutto quando sono accompagnate da vento o pioggia. I muscoli possono raffreddarsi nei tratti più esposti, aumentando la sensazione di fatica e il rischio di crampi. Il corpo consuma molte più energie per proteggersi dal gelo e questo può portare a un’inevitabile flessione nel finale. Affrontare una maratona in condizioni rigide richiede un piano di gara più prudente, una gestione accurata dei ristori e un abbigliamento studiato nei minimi dettagli.
Strategie e consigli per allenarsi con il freddo
Affrontare l’inverno da runner significa adottare alcune accortezze fondamentali. La prima è il riscaldamento: indispensabile per limitare rigidità e rischio di infortuni. Bastano quindici minuti di corsa leggera o esercizi dinamici per preparare il corpo alla temperatura esterna.
L’abbigliamento gioca un ruolo cruciale. Strati leggeri e traspiranti permettono di mantenere il calore senza sudare eccessivamente. Coprire mani, testa e collo aiuta a evitare dispersioni termiche importanti. Anche la respirazione richiede attenzione: inspirare dal naso e usare scaldacollo o buff permette di umidificare l’aria prima che arrivi ai polmoni.
La gestione dell’intensità è un altro elemento chiave. Nei giorni più gelidi è consigliabile puntare su allenamenti di ritmo controllato, rinviando le ripetute più impegnative alle giornate con condizioni più favorevoli. Infine, non bisogna dimenticare il recupero: cambiarsi subito, reidratarsi e ripristinare l’energia consumata aiutano a evitare cali di temperatura post-corsa.

